.:Bagnolo:.

 

Con i suoi 650 abitanti è la frazione più grande del comune, ma anche la più esposta ad est e a ridosso della montagna. Appena superato l'abitato di Marroneto, appendice di Santa Fiora (anche se i suoi abitanti ci tengono alla propria identità di frazione), qui si trova la più grande zona artigianale del comune. Secondo documenti d'archivio a Bagnolo sorgeva un convento di Agostiniani dedicato a Santa Barbara, in seguito (inizi 1300) spostato a Santa Fiora a causa del condizioni idrogeologiche del luogo, che invaso dalle acque del fosso Cadone fecero lentamente sprofondare la dimora della comunità religiosa. Oltre alla leggenda che vuole la campana sprofondata ancora rintoccante, a testimoniare la presenza del convento di Bagnolo esiste una lapide sepolcrale (1254) del conte Ildebrandino Aldobrandeschi con tanto di stemma del ramo santafiorese della famiglia (aquila-leonata), oggi situata all'ingresso della chiesa di Sant'Agostino.

 

.:Bagnore:.

 

La più a ovest delle frazioni, Bagnore è un insediamento urbano che si sviluppa quasi totalmente lungo la strada provinciale. Famosa per la presenza di una centrale geotermoelettrica, qui sono situati i complessi produttivi di due importati aziende italiane: UNIBON e AMADORI. Al confine con Arcidosso sgorga la cosiddetta acquaforte dalle straordinarie proprietà curative. Affianco a Bagnore, composta da una decina di poderi sta Poggi la Bella che compare anch'essa come frazione.


.:Selva:.

 

Selva, 831 metri s.l.m., è la frazione con minor numero di abitanti del comune. Il primo insediamento nella zona (denominato Monte Calvo) risale a poco dopo l'anno Mille, effetto della donazione dell'intera zona fatta dai Conti di Santa Fiora alle Monache benedettine, allo scopo di bonificare e ripopolare il territorio.
La Selva non ha la struttura propria di un paese, data la sua storica vocazione prettamente agricola: infatti si presenta nel suo centro come un agglomerato di case, che costituisce la "frazione Selva" propriamente detta, costellato di piccole e caratteristiche borgate, immerse in boschi, macchie e castagneti e collegate da strade rurali sulle quali si trovano antichi fontanili, che dimostrano la ricchezza d'acqua della zona.
Dopo il boom di popolazione verificatosi a partire dal 1840 (arrivò a contare molto oltre i mille abitanti) la popolazione è rimasta pressochè stabile fino agli anni 1960-70, dopodiché ha subito una forte emigrazione, e si attesta attualmente sui duecento residenti (incrementati notevolmente nel periodo estivo grazie agli "emigrati" che tornano al paese). La frazione sta vivendo in questi ultimi periodi una sorta di riscoperta anche grazie ai nuovi "immigrati" da altre parti d'Italia, in particolare nella zona delle "Vigne", ricca di oliveti , dove sono sorti e stanno sorgendo ancora stupendi Agriturismi e "Bed and Breakfast".
Poco prima di arrivare all'abitato di Selva troviamo il convento della S.S. Trinità e l'abetina ad esso limitrofa. Il primo è un edificio di grandi dimensioni, con una chiesa annessa entro la quale è conservata la testa dell' "orrido serpente", ovvero il Drago della Selva, di cui parla la leggenda. Il convento in questione è forse la prima impronta degli Aldobrandeschi sull'Amiata, che lo fondarono (nel 1114) come atto di contrapposizione politica e territoriale agli abati di Abbadia S.S.. L'abetina è un biotopo di abete bianco autoctono dell'Amiata, superstite dei grandi adattamenti del clima successivi all'ultima glaciazione.