Eventi e Tradizioni

Eventi | Tradizioni

Tradizioni tra passato e presente.

Introduzione


Sacro e profano, obbedienza e antagonismo, fede religiosa e credenze pagane; su queste direttrici si articola la ricca e complessa cultura popolare santafiorese. Un equilibrio nel quale l'una e l'altra tendenza spesso si manifestano nel celebrare una medesima ricorrenza, evidenziando tuttavia forti differenze nell'approccio rituale e nei linguaggi. E' così, infatti, che certe feste paesane, più che per i cerimoniali religiosi erano e sono ricordate per le espressioni popolari, non di rado caratterizzate da truculente estrinsecazioni, come nel caso del "Volo della Capra" per San Nicola (11 settembre, usanza decaduta) quando un animale vivo (poi un fantoccio) veniva scagliato dalla Ripa che si affaccia sul Borgo, come simbolo di dominazione sulle streghe; se la capra moriva subito era un segno beneaugurante, altrimenti doveva essere lanciata nuovamente. La festa terminava con la capra morta percossa contro i muri della chiesa quindi cotta e mangiata. Decaduta è anche l'usanza delle Guazze per San Giovanni (24 giugno): i giovani lasciavano fiori o aglio e cipolla sugli usci delle case abitate dalle ragazze, a seconda dell'apprezzamento (tanti fiori=buona Guazza) o del rifiuto che provavano verso di loro. Ma vi sono anche consuetudini che sottintendono allo spirito di aggregazione e solidarietà diffuso tra i paesani, che si palesava semplicemente consumando un pasto tutti insieme (come la Fiaschetta per San Rocco). In questo senso va ricordata altresì l'usanza di "anda' a unta' lo speto": il giovedì grasso i più giovani se ne andavano di casa in casa con un asta di castagno acuminata per farsela riempire di salsicce e carne di maiale; solo allora sarebbero potuti tornare a casa. Dal momento che nessuna delle famiglie oblatrici guadagnava o scapitava da questa operazione (poiché tutte più o meno avevano un figlio che ritornava con un bastone pieno) tale usanza assumeva il carattere di un atto simbolico di messa in comunione dei beni, e con ogni probabilità anche di sostegno implicito per quelle famiglie con tanti figli (quindi con tanti speti) che versavano in maggiori difficoltà.
(L'intera sezione è stata realizzata grazie agli spunti offerti dal Prof. Ennio Sensi)

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Befana


Andare a "cantà la Befana" è il primo vero appuntamento dell'anno legato alle tradizioni popolari. A partire dal pomeriggio del 5 gennaio, e per tutta la notte che conduce all'Epifania, gruppi più o meno numerosi di uomini, alcuni dei quali muniti di strumenti, gironzolano per le vie dei diversi paesi intonando canti e fermandosi in prossimità delle abitazioni per chiedere un'offerta in denaro o in natura. Il bottino finale, di solito composto da uova, vino, dolci e, soprattutto, dai salumi derivati dal maiale appena abbattuto, sarà poi tutto impiegato in una festa finale.
Di messaggi beneauguranti sono composte la maggior parte delle strofe delle canzonette intonate dai befanotti.

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Sant'Antonio Abate (17 Gennaio)


Come in ogni paese amiatino, anche a Santa Fiora per questa ricorrenza si è soliti benedire gli animali. Nella piazza antistante la Chiesa di Sant'Agostino, in borgo, viene collocata la statua in legno del Santo. Qui gli animali, domestici e non, ornati di tutto punto vengono condotti dai padroni per ricevere la benedizione del Parroco. Un tempo, protagonisti di questo rituale erano i cavalli abbelliti di fiocchi e paramenti decorati; si svolgevano anche carriere lungo i percorsi più diversi. La festa terminava con il consueto momento conviviale a base di polenta di granturco.

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Il Carnevale.


Nella tradizione popolare locale, il Carnevale è una delle ricorrenze più importanti, sia per l'esteso periodo (tra l'Epifania e le Ceneri) lungo il quale si sviluppa, sia per i messaggi che intende trasmettere. Dopo la befana, festeggiando intensamente il Carnevale, il popolo pare non volersi rassegnare alle restrizioni e al grigiore imposto dal rigido inverno, ma anche da quello di una Chiesa che proprio per evitare baldorie eccessive invita tutti al rispetto delle liturgie. Un divertimento, specie nel passato, fatto di balli, feste domenicali e piccole rappresentazioni di strada ("satire" e il Bruscello), nelle quali si mettevano in evidenza i vizi e le virtù degli abitanti del paese, i problemi delle coppie, le critiche ai poteri politici e ai padroni.

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Il Carnevale Morto di Marroneto


Tutt'oggi, la più importate manifestazione del carnevale si svolge nella frazione del Marroneto ed è quella del "Carnevale Morto", l'ultimo martedì di festa, che non è altro che uno spettacolo di strada, ma con una trama precisa e un carattere itinerante. Durante l'ennesimo momento di baldoria collettiva, fra risa, canti, urli e schiamazzi colui che impersona il Carnevale improvvisamente si accascia a terra colto da malore. Nonostante il tempestivo intervento del dottore, il Carnevale muore tra l'incredulità e il dolore della gente che poi accompagna la salma in processione. E' a questo punto che entra in scena la Quaresima, impersonata da un uomo alto e magro, vestito di bianco, che rappresenta il ritorno del rigore e dell'austerità in vista della Santa Pasqua. La Quaresima, infatti, brandisce un baccalà e reca in mano aglio e cipolla simbolo del digiuno e del periodo di vigilia.
Un notaio, infine, decreta la morte del Carnevale leggendo un testamento (critiche del presente e speranze per il futuro), precedendo l'arrivo dei Gobbi (raffiguranti gli uomini che lavorano nel bosco) che dopo il loro caratteristico ballo (sei persone ruotano in circolo cantando e battendosi la gobba reciprocamente, quindi si compongono di tanto in tanto in file di tre, gli uni davanti agli altri, inscenando le fasi principali dell'attività di boscaioli) si occupano di inumare il cadavere del defunto oramai abbandonato dai popolani che si sentono traditi. La recita si conclude con la punizione di chi che ha osato lavorare anche nel dì di festa: legato e trasportato su di un carretto viene condotto per le vie del paese, sottoposto al pubblico ludibrio e costretto a pagare da bere. In lontananza i rintocchi a morte della campana della Pieve di Santa Fiora decretano la fine; da questo momento più nessuno ha il permesso di andarsene in giro mascherato.

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Pasqua


Dalle esagerazione ed estremizzazioni carnevalesche si passa, ci si adegua e spesso si partecipa alle liturgie pasquali. La Settimana Santa nel nostro paese si compone dei riti soliti. La Domenica dell'ulivo, la lavanda dei Piedi, e ogni altra manifestazione di "cartello" è nondimeno integrata da usanze tipiche come la visita alla Sette chiese (tante sono quelle presenti a Santa Fiora) la sera del venerdì santo. Ci sono inoltre una miriade di detti e proverbi che scandiscono singolarmente i momenti più significativi dei cerimoniali, oltre a tutta una serie di dolci tipici pasquali che si trovano nelle case e nei forni in questo periodo…basta richiederli.

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San Marco


Da pochi anni, grazie al lavoro di ricerca storica e recupero delle tradizioni popolari portato avanti dalle scuole elementari e medie di Santa Fiora, il 25 aprile si è tornati a compiere la Processione di San Marco, oggi denominata della Peschiera Incoronata. Il tutto si basa su un rito di probabile origine pagana, con il quale si rende omaggio all'abbondanza delle acque (ma anche alla fertilità della terra) cingendo il "capo" delle sorgenti con petali e ghirlande di fiori.

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Il Primo Maggio


Anche in questo caso, un apposito comitato "per il Maggio" è tornato da circa 10 anni ad occuparsi di erigere nella piazza principale di Santa Fiora (e nella frazione di Bagnore), tra la sera del 30 aprile e la mattina del Primo maggio, un albero di abete (sbucciato lasciando intatta solo la punta) a simboleggiare il "maggio". A questo si è soliti applicare una bandiera rossa in ricordo della festa dei lavoratori. Nella medesima notte, merende, balli e canti accompagnano l'arrivo del nuovo mese. L'abbinamento con la festa dei lavoratori è un retaggio tipicamente novecentesco, poiché, in realtà, già lo statuto municipale santafiorese del 1583 concedeva al popolo la facoltà di issare in piazza un albero e di tenercelo per tutta la durata del mese.

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Il Tre Maggio


Il tre di maggio è la festa popolare per eccellenza di tutti i santafioresi, che si lega al culto del crocifisso ligneo miracoloso. Insoddisfatto del suo lavoro, il falegname che lo scolpì (era il padre di Suor Passitea Crogi, fondatrice del convento delle sepolte vive intorno al 1600) gettò la sua opera nella legnaia, dove di lì a poco si sarebbe rivolta con voce umana alla stessa Passitea. Al che, il crocifisso fu fatto oggetto di devozione anche da parte della popolazione dei paesi vicini. Si dice che il crocifisso riapparve miracolosamente a Santa Fiora dopo essere stato portato a Siena con l'intendo di far cessare un'epidemia di colera. La data in cui esporre ogni anno il crocifisso non fu scelta a caso, infatti, il tre maggio del 1778 il Crocifissoprotesse la popolazione dalle drammatiche conseguenze di un terremoto. Ma il tre maggio è anche la data in cui si festeggia, non solo a Santa Fiora, la ricorrenza religiosa di Santa Croce.
Il rituale religioso, comprende l'uscita in processione del crocifisso, affiancato da vessilli, emblemi, insegne riempite di ex voto e da tre grosse croci in legno (alte oltre 5 metri vuote dentro), portate dai cirenei (ruolo un tempo molto conteso perché simbolo di forza e virilità) in rappresentanza delle comunità di fedeli di Pieve, Suffragio e Sant'Agostino. Non manca la banda del paese a dettare i ritmi dei figuranti e dei fedeli presenti alla processione. Prima della processione il crocifisso viene esposto nella chiesa per essere baciato dalle donne del paese che, inoltre, lo sfiorano con nastri e catenine da indossare come amuleto benedetto. Per quanto riguarda la parte "laica" della festa, il tre maggio si svolge una grande fiera a margine della quale avviene la "donazione del cedro", ovvero l'atto con il quale il giovane manifesta il proprio amore verso la donna amata.

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Festa e Palio delle Sante Flora e Lucilla (29 luglio)


In questo giorno si celebrano le sante Flora e Lucilla, patrone del paese. Come per la festa del tre maggio, il cerimoniale religioso si unisce alle consuetudini laiche, se non a manifestazioni "inventate" solo pochi decenni fa. Se la Messa e la processione, con tanto di reliquie delle due Sante, esauriscono la fase "sacra", la fiera (più grande ancora di quella del tre maggio) ricopre la parte popolare della giornata. Collegata a tutto questo, dal 1988, l'ultima domenica di luglio si tiene il Palio delle Sante: al corteo storico in costume (ambientato intorno alla metà del 1400) segue un torneo di tiro con l'arco al quale partecipano, come contrade contendenti, il capoluogo e le frazioni del comune.

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Festa dell'Assunta


Il giorno che precede ferragosto, a Marroneto si festeggia con giochi tradizionali (tiro alla fune, sbarbacipolle, totera ecc..), panzanella e acquacotta. Appena si fa buio, nei campi e per le vie del paese raggiano corone di fuochi con attorno gente che balla e canta (si odono anche spari di fucile in aria al grido Viva Maria). Al tipico rito di purificazione della campagna si associa il ricordo delle vita grama e piena di sofferenze dei contadini che dall'Amiata partivano alla volta della insalubre e perigliosa Maremma.

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"San Rocco" (16 agosto)


Si dice che intorno al 1500, San Rocco abbia salvato Santa Fiora dalla peste. In questo giorno Santa Fiora ospita l'ennesima fiera, la più imponete. In passato era mercato di bestiame, oggi è una vetrina per molteplici commercianti; unica costante: la colazione mattutina all'ombra del castagno a base di trippa cucinata secondo la tradizione santafiorese, ovvero in umido con sugo di carne.

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La Fiaccolata


Il 30 dicembre, le carboniere (grosse cataste di legno di castagno a formapiramidale) allestite nei giorni precedenti in ogni angolo del paese vengono accese e lasciate bruciare fino al loro naturale esaurimento. Nella notte, durante il loro ardere, centinaia di persone vagano per le vie del borgo senza seguire nessun itinerario specifico, soffermandosi di tanto in tanto alle "Frasche" a bere e magiare polenta dolce (di farina di castagne). Ma le vere protagoniste della Fiaccolata non sono tanto le carboniere, quanto le fiaccole, ovvero bastoni di castagno con sulla cima un crine di rami di scope, che in epoca medievale nella notte di Natale venivano accesi per illuminare la strada che conduceva alla vecchia Pieve (posta fuori delle mura). Oltre ad un'esortazione al sole, in un momento dell'anno in cui poco si sentono i suoi raggi battere, alla Fiaccolata sono legati i rituali della purificazione e dell'iniziazione dei giovani. Sostenuti dagli anziani, i ragazzi provvedono ad allontanare il Maligno roteando intorno a loro la fiaccola. Alle lunghe processioni illuminate, si univano anche i "fiacculoni", sorta di lettighe infuocate necessarie per riattizzare le fiaccole lungo il cammino. Oggi questi rituali sono caduti in secondo piano, mentre la festa ha assunto per lo più le caratteristiche di un colorito e vivace momento di divertimento popolare.

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Come raggiungere S. Fiora