“In questi giorni è uscito su molte testate nazionali e locali il caso relativo al Museo di arte sacra di Palazzo Orsini di Pitigliano e al cartello con il titolo dell'opera “l’Assunzione di Maria” tradotta in inglese con Recruitment of Mary, ovvero l’assunzione nel senso di un impiego lavorativo. Questo errore consente oggi di far conoscere l'esistenza della bellissima opera quattrocentesca di Girolamo di Benvenuto che rappresenta la Vergine Maria assunta in cielo, circondata da angeli musicanti, putti alati e cherubini. In basso, attorno alla tomba vuota, sono rappresentati i santi Francesco, Girolamo e Tommaso, quest’ultimo con la cintola, secondo la tradizione iconografica della Madonna della Cintola.
La notorietà causata dall'improvvido errore di traduzione non ha garantito però la completezza dell'informazione sullo straordinario dipinto. Mentre si informa sulla collocazione all'interno del Museo diocesano non si precisa, infatti, che l'opera nasce per il Convento della Santissima Trinita alla Selva, nel comune di Santa Fiora. La raffigurazione, infatti, ha un richiamo evidente a questo luogo con la rappresentazione in secondo piano del committente, il conte Guido Sforza in preghiera, che fece realizzare quest’opera per il Convento, a cui era talmente legato da decidere di farsi seppellire lì.
Torna così di attualità un problema già affrontato dalla normativa sulla collocazione fuori sito delle opere d'arte e sulla necessità che venga valorizzata la provenienza delle opere, nei casi in cui non sia possibile conservarle nei luoghi di origine. Il Museo Diocesano di Pitigliano funziona come contenitore di molti altri quadri o testimonianze artistiche provenienti dai territori della Diocesi.
La scelta di concentrare opere delle parrocchie nel Museo Diocesano è sempre stata giustificata dalla volontà di valorizzare e conservare adeguatamente le opere. Una modalità che nel tempo si dimostra inadeguata e, anche alla luce dell'ultimo episodio, contraddittoria.
Fra l’altro nel caso di Santa Fiora sono a Pitigliano una serie di pregevoli opere, commissionate dai conti Aldobrandeschi e Sforza, fra cui la Madonna col Bambino policroma di Jacopo della Quercia che era conservata nella Chiesa di Sant'Agostino.
L’intesa tra CEI e Ministero della Cultura prevede che le opere debbano essere valorizzate nei luoghi per cui sono nate, salvo che esistano problemi di conservazione o sicurezza.
Ebbene, partendo dall’esempio della Chiesa di Sant’Agostino e di Jacopo della Quercia, gli approfondimenti compiuti negli ultimi anni dal Comune (che ha scavato e indagato tutta la zona antistante e circostante) hanno mostrato che per Sant’Agostino non vi è alcun problema di sorgenti sotterranee e, da quando il tetto è stato sistemato e la Chiesa viene aperta, si vede anche che non ci sono più i problemi di umidità paventati negli scorsi anni. Così è anche per il Convento della Selva. Inoltre, oggi esistono teche con temperatura e umidità controllate, per cui non v’è alcun problema a riportare le opere nel sito da cui provengono, per valorizzarle e restituirle alla pietà popolare.
Il Comune è dunque in grado di supportare la parrocchia nel garantire la sicurezza, la tutela e l'adeguata valorizzazione a Santa Fiora delle opere d'arte nate per Santa Fiora. Faccio quindi un pubblico appello al Vescovo Bernardino per riattivare un confronto franco e rispettoso in proposito, perché ad avviso non solo dell’Amministrazione Comunale, ma di tutta la nostra comunità è tempo di rimettere in discussione quanto è stato deciso in passato, per motivi contingenti, e riportare nelle nostre Chiese le realizzazioni artistiche a loro dedicate.”
Nella Foto: L'opera L'Assunzione di Maria esposta nel Museo diocesano di Pitigliano